I Contribuenti hanno meno diritti dei pregiudicati

I Contribuenti hanno meno diritti dei pregiudicati

Per poter accedere al patteggiamento bisogna pagare prima le tasse e per una fattura falsa si rischia fino a 8 anni di carcere.

L’attuale sistema tributario e penale tributario, contiene delle azioni punitive nei confronti dei contribuenti di una violenza inaudita, caratterizzata da non ragionevolezza e basata su preconcetti ideologici.

Vi invito a leggere quanto segue per capire la fondatezza di quanto sopra affermato.

Gli artt. 32, del D.P.R. del 29 settembre 1973, n. 600 e 51, del D.P.R. del 26 ottobre 1972, n. 633 prevedono l’uso di questionari per i titolari di partita iva, con i quali gli uffici finanziari hanno il potere di chiedere documenti a professionisti e imprenditori. Non tutti sanno però che se malauguratamente non rispondete, non sarà più possibile portare i documenti in sede processuale, limitando in modo irragionevole il diritto alla difesa del cittadino.

L’art. 6, comma 4, della l. 212/2000 (Statuto del contribuente) stabilisce che non possono essere richiesti documenti o informazioni già  in possesso dell’Amministrazione, la quale, anche ai sensi dell’art. 18, n. 2, della l. 241/90 è tenuta d’ufficio ad acquisire o produrre il documento in questione o copia di esso.

Allora perché in dichiarazione chiedono una marea di informazioni? Pensate all’obbligo di indicare i bonus ricevuti dall’agenzia delle entrate, ma se l’ufficio li ha distribuiti, non sa chi li ha ricevuti? Tra spesometri, fatturazione elettronica, contratti di fitto registrati, hanno praticamente tutto, che senso ha richiedere documenti che già posseggono? Per poi sanzionare il contribuente?

Sapete che il patteggiamento penale è condizionato dal pagamento integrale delle imposte, ex art. 13-bis comma 2 D.Lgs. 10-3-2000 n. 74?    Quindi perché non si fa una legge simile e si impone ai politici ladri di accedere al patteggiamento previa restituzione del maltolto? Oppure al rapinatore di accedere al patteggiamento solo dopo aver restituito i beni rapinato?

Il  ne bis in idem europeo,  vieta che il cittadino Italiano sia soggetto contemporaneamente sia a sanzione penale sia a sanzione tributaria, l’ufficio infligge entrambe le sanzioni, costringendo il contribuente ad affrontare due processi, con costi elevati e soltanto alla definizione di uno, l’ufficio esclude l’altro, quando potrebbe scegliere tra i due provvedimenti sanzionatori. Molto spesso i contribuenti che non possono permettersi avvocato penalista e tributarista, abbandonano la difesa e si trovano due condanne, vedendosi la vita praticamente distrutta.

Sapete che la tassazione arriva al 51%, ma non sapete che le sanzioni tributarie arrivano al 240%, come si può immaginare che i cittadini riescano a pagare un importo di gran lunga superiore a quello che hanno guadagnato? Per non parlare delle sanzioni penali fuori dal mondo, l’art.1 della legge 74/2000 stabilisce che È punito con la reclusione da quattro a otto anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, indica in una delle dichiarazioni relative a dette imposte elementi passivi fittizi. Praticamente che utilizza una fattura falsa di 100 euro rischia 8 anni di carcere e un rapinatore ne rischia 5.

Ovviamente la lista è molto più lunga e vi prometto di illustrarvi le ulteriori follie del sistema.

Dott. Giuseppe Marino

Articolo pubblicato sul nuovo giornale nazionale

https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/italia/cronaca/3104-i-contribuenti-hanno-meno-diritti-dei-pregiudicati.html

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.