Crediti non spettanti e crediti inesistenti, la Cassazione delimita i confini

Crediti non spettanti e crediti inesistenti, la Cassazione delimita i confini

Cassazione sentenza n.34445/2021 5 sezione civile depositata il 16/11/2021

Si intende inesistente il credito in relazione al quale manca, in tutto o in parte, il presupposto costitutivo e la cui inesistenza non sia riscontrabile mediante controlli di cui agli articoli 36-bis e 36-ter del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, e all’articolo 54-bis del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633″, s’intende invece non spettante il credito facilmente accertabile con i controlli su citati.

L’agenzia delle Entrate con grande abilità, quando sono spirati i termini,  riesce sempre a recuperare i crediti non spettanti, facendoli passare per inesistenti.

I Crediti non spettanti sono quelli che sono facilmente accertabili con i controlli 36 bis, 36 ter del Dpr 600/73  e 54 bis del dpr 633/72.

Pertanto un errato riporto di un credito già compensato o erroneamente apposto, non può mai essere considerato inesistente, ma semplicemente non spettante.

La questione non è di poco conto, perché i crediti non spettanti devono essere recuperati soltanto con il controllo ex art. 36 bis entro il termine triennale ex art. 25 del dpr 602/73, mentre l’ufficio con furbizia quando è fuori termine emette atto di recupero per credito non spettante ricorrendo all’art. 43 del Dpr 600/73 (avviso di accertamento).

Cosa diversa è la procedura di recupero dei crediti inesistenti, che non sono accertabili con i normali controlli 36 bis, 36 ter del Dpr 600/73  e 54 bis del dpr 633/72, ad esempio crediti da accolli.

In questo caso non solo è applicabile l’atto di recupero con le modalità e termini ex art. 43 del Dpr 600/73 (accertamento), ma trova applicazione il termine decadenziale di otto anni ex art. 27, comma 16, del d.l. n. 185/2008, conv. in legge n. 2/2009.  Salvi i più ampi termini previsti dalla legge in caso di violazione che comporta l’obbligo di denuncia ai sensi dell’articolo 331 del codice di procedura penale per il reato previsto dall’articolo 10-quater, del decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, l’atto di cui all’articolo 1, comma 421, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, emesso a seguito del controllo degli importi a credito indicati nei modelli di pagamento unificato per la riscossione di crediti inesistenti utilizzati in compensazione ai sensi dell’articolo 17, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, deve essere notificato, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre dell’ottavo anno successivo a quello del relativo utilizzo”. La questione del termine di decadenza in discorso risulta senz’altro intercettata dalla nuova disciplina dettata dall’art. 13, comma 5, del d.lgs. n. 471/1997, introdotto dall’art. 15 del d.lgs. n. 158/2015, che così stabilisce: “Nel caso di utilizzo in compensazione di crediti inesistenti per il pagamento delle somme dovute è applicata la sanzione dal cento al duecento per cento della misura dei crediti stessi. Per le sanzioni previste nel presente comma, in nessun caso si applica la definizione agevolata prevista dagli articoli 16, comma 3, e 17, comma 2, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472.

Napoli,li 21/11/2021

Dott. Giuseppe Marino

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